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Don Foradini, da 40 anni custode dei bisognosi

Articolo tratto da "La Stampa" del 29 ottobre 2046 scritto da Maria Teresa Martinengo.
“GLI ATEI SONO I PIU’ POVERI, NON HANNO LA FEDE”

“C’è stato un tempo in cui pensavo che fossero i barboni i più poveri della città. Collaboravo con Lia Varesio, quelle persone mancavano di casa, di assistenza, di tutto”.
Era il tempo in cui don Mario Foradini, 80 anni, oggi decano dei parroci della città, era da poco arrivato a San Secondo. Domani alle 11 nella parrocchia di Porta Nuova di anni ne festeggia 40.

 

“Più avanti, ho scoperto che c’erano altri più poveri ancora: i malati di mente. Per questo ho pensato alla Clinica della Memoria, un progetto che grazie a tante collaborazioni abbiamo realizzato già nel 2005”.
Più delle risorse economiche, sono stati gli intoppi burocratici a fermare per dieci anni la spettacolare struttura di Collegno costruita su un terreno donato dall’Avvocato Agnelli, con la chiesa che sale un “volo” verso il cielo.
Don Mario ne ha fatto la ragione della sua vita. Ma all’apertura non ci siamo ancora, continuano a mancare delle autorizzazioni.

“Negli ultimi anni, però, ho capito che i più poveri in assoluto sono gli atei. Senza il dono della fede c’è il vuoto dentro. In chiesa viene il 10-12 per cento dei cattolici, ma non è questo. Il male è il laicismo. Ho letto il libro di Vattimo “Non essere Dio” (l’autobiografia degli 80 anni, ndr), gli ho scritto, ma non mi ha risposto. Eravamo giovani insieme nell’Azione Cattolica. Lui è l’emblema del ceto intellettuale dove l’ateismo ha radici profonde, radici che in questa città sono molto diffuse.
A Torino il nostro problema più serio è proprio la cultura, il fatto che il Vangelo sia poco conosciuto, applicato. Così, i giovani senza fondamenti etici e religiosi dove vanno? Un mare di gente si rivolge ai monasteri, Bose è strapieno. E’ segno di bisogno”.

L’ufficio parrocchiale pare fermo, con la lampada di ottone e le pareti laccate verdi, al tempo di Don Pinardi, il vescovo ausiliare che pose la condizione di restare parroco, il predecessore di don Foradini, ormai a un passo dal diventare Beato (“era un antifascista, Mussolini gli impedì di diventare cardinale. Era un grande”).
“Quando sono arrivato qui i parrocchiani erano 14 mila, poi molti anziani sono tornati al Sud, per i giovani gli affitti sono troppo alti, tante case sono diventate uffici, ci sono negozi chiusi. Siamo rimasti settemila, tra cui un migliaio di stranieri, molti musulmani. Con i musulmani si dovrebbe dialogare di più, perché tra loro il cristianesimo è davvero poco conosciuto”. In questa evoluzione sociale, don Mario ha prestato attenzione ai giovani. “Hanno bisogno di testimonianza”, dice. Attenzione anche ai giovani cinesi del Politecnico. “Abbiamo organizzato la scuola di italiano, qualche cena, incontri. Hanno grande sete di conoscenza. Sei di loro hanno chiesto il battesimo. Ecco: nella città dei santi sociali bisogna riscoprire il Vangelo e applicarlo”. Sulla scrivania don Foradini ne ha uno dalla copertina rossa con la dedica del cardinale Pellegrino. “A don Mario nel giorno della sua nomina a parroco di San Secondo, 14 ottobre 1976”.